L’apertura di questo blog è un’occasione importante per raccontare cosa succede dietro le quinte dei percorsi educativi della Fondazione Museo della Ceramica di Savona. Trattandosi del primo articolo, ci sembra giusto iniziare dalle basi: come lavoriamo e qual è l'approccio che guida la progettazione delle nostre attività.
Un museo per tutti
I nostri servizi educativi non sono rivolti solo alle scuole o ai bambini. Il nostro lavoro accompagna tutte le fasi della vita: partiamo dai piccolissimi dei nidi e dalle loro famiglie, per arrivare agli anziani.
Da anni portiamo avanti anche progetti destinati a persone con disabilità, con l'obiettivo di rendere il museo uno spazio realmente accessibile. A questo percorso consolidato si aggiunge, proprio da quest’anno, un’attività dedicata agli ospiti dell’hospice di Savona. L’idea è semplice: il museo dovrebbe essere un luogo aperto a chiunque, capace di accogliere ogni persona nella sua specificità.
La dimensione del "fare"
Il nostro approccio si basa da sempre su un aspetto centrale: il "fare". L’arte è un insieme di linguaggi che non vanno solo osservati o spiegati, ma vissuti in prima persona.
Riprendendo la lezione di Bruno Munari e di Loris Malaguzzi, pensiamo sia fondamentale che grandi e piccoli possano sperimentare tecniche e materiali per scoprire diverse forme di espressione. Per noi il laboratorio non è soltanto il luogo in cui conoscere, attraverso la pratica, la storia della ceramica o le tecniche dei grandi artisti. È soprattutto uno spazio, e ancor prima un’attitudine mentale, per lavorare sulla costruzione continua dell’identità di ogni singola persona.
Partecipare a percorsi laboratoriali, però, non significa produrre oggetti, quelli che molte volte vengono definiti "lavoretti". Spesso chi partecipa alle nostre attività esce a mani vuote. Seguendo le teorie pedagogiche più attuali, quello che ci interessa davvero è il processo: il percorso che ogni persona compie mentre sperimenta.
Albi illustrati e parola poetica
Nelle nostre attività usiamo spesso strumenti che potrebbero sembrare distanti dalla ceramica, come i libri e gli albi illustrati. Nel tempo abbiamo visto come affiancare un’illustrazione a un’opera d’arte aiuti a nutrire l’immaginario, permettendo di superare gli stereotipi visivi in cui spesso ci rifugiamo, consapevolmente o meno.
Lo stesso vale per la poesia, che accompagna molti dei nostri laboratori. Quando la parola incontra l’immagine, entrambi i linguaggi si arricchiscono e aprono strade inaspettate. La poesia ci aiuta a coltivare un pensiero metaforico, una postura che invita a porsi domande invece di cercare risposte. È un’attitudine alla curiosità e alla narrazione: un modo per raccontare di sé e di ciò che viviamo.
Questo è solo un assaggio del nostro modo di lavorare nei servizi educativi della Fondazione Museo della Ceramica. Le attività sono tante e diverse: speriamo che, continuando a seguirci su questo blog, possiate scoprire qualcosa in più su quello che facciamo ogni giorno.
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